Perché macinare il caffè a casa e consigli sui macinini da usare.

Macinare al momento è un atto di crescita sensoriale, perché il caffè, una volta ridotto in polvere, inizia a perdere profumo in pochi minuti e gli oli aromatici si ossidano, le note si appiattiscono, e quella che era una sinfonia diventa un’eco lontano.

È un gesto piccolo ma rivoluzionario. Da quel momento non si sta più preparando una bevanda, ma si partecipa a un processo. Il chicco diventa vivo, e ogni volta che lo macini, senti che stai dialogando con qualcosa di naturale, mutevole, fragile.

QUALE MACININO SCEGLIERE? I NOSTRI CONSIGLI.

Non c’è una scelta giusta per tutti. C’è il macinino che corrisponde al tuo modo di vivere il caffè e a quanti ne prepari. Cè chi ama il gesto lento della manovella, la concentrazione che richiede, e chi preferisce la praticità di un pulsante. L’importante è capire che non si tratta solo di uno strumento tecnico, ma di un’estensione del gusto.

Chi beve un paio di caffè al giorno può tranquillamente affidarsi a un macinino manuale: silenzioso, preciso, solido. 

Il Timemore Chestnut C3 è un ottimo punto di partenza, costa intorno ai cento euro e regala una macinatura uniforme perfetta per Moka, filtro o French Press.

Chi vuole qualcosa di più performante può scegliere 1Zpresso JX Pro, che ha una regolazione micrometrica e un taglio da vero professionista, oppure puntare al Comandante C40, il re dei manuali: costruito in Germania, resistente, morbido da usare e praticamente eterno ma più costoso (quasi 300 euro).

Per chi invece ama la comodità o prepara molte tazze al giorno, esistono ottimi macinini elettrici. Il Fellow Ode Gen 2 è un oggetto di design che lavora in silenzio e restituisce una macinatura costante e pulita, perfetta per i metodi filtro. 

Se invece l’obiettivo è l’espresso, il Baratza Sette 270 è un classico: preciso, potente, rumoroso quanto basta, ma affidabile come pochi.

Un buon macinino insegna ad ascoltare. Ti fa percepire come cambia la polvere se l’umidità aumenta, come una macinatura leggermente più fine può trasformare un caffè anonimo in uno straordinario. Ti costringe a osservare, a sbagliare, a correggere.

In fondo il senso dello specialty è proprio riconoscere che dietro una tazza ci sono mani, scelte, paesaggi, e che il modo in cui macini può onorarli o cancellarli.

Il macinino è il punto in cui tutto si decide. E quando lo capisci, non torni più indietro.

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